Con l’arrivo dell’inverno le ore di luce diminuiscono e si trascorre più tempo in ambienti chiusi. In questo contesto può ridursi anche l’esposizione ai raggi necessari alla produzione di vitamina D, una sostanza coinvolta nella regolazione della risposta immunitaria. La carenza non provoca direttamente un’infezione, ma può rendere meno pronte le difese dell’organismo di fronte ai patogeni respiratori.
La maggior parte della vitamina D viene sintetizzata dalla pelle quando è esposta ai raggi ultravioletti B, o UVB. Nei mesi freddi l’inclinazione del sole riduce l’intensità delle radiazioni efficaci; inoltre, cappotti e sciarpe limitano la superficie cutanea esposta. Le riserve accumulate durante l’estate possono quindi assottigliarsi progressivamente.
Perché la vitamina D è importante per le difese
La vitamina D è nota soprattutto per il suo ruolo nella salute delle ossa, ma i suoi recettori sono presenti anche nei globuli bianchi e in altre cellule del sistema immunitario. La sostanza contribuisce a modulare le difese naturali e a contenere le reazioni infiammatorie eccessive. Il rapporto con i malanni stagionali, dunque, non va interpretato come un legame automatico tra poca luce e infezione, ma come un possibile effetto della ridotta disponibilità di un regolatore immunitario.
Il rischio di esaurire più rapidamente i depositi non è uguale per tutti. Sono più esposte le persone che trascorrono le ore di luce in ufficio o in altri ambienti chiusi, così come gli anziani, perché con l’età la pelle perde parte della capacità di sintetizzare vitamina D a parità di esposizione. Anche una carnagione scura, per la maggiore concentrazione di melanina, può ridurre la sintesi cutanea.
Un ulteriore fattore riguarda la composizione corporea. Nelle persone con obesità, la vitamina D tende a rimanere sequestrata nel tessuto adiposo e può risultare meno disponibile nel sangue e nei tessuti coinvolti nella risposta immunitaria. Queste condizioni non implicano necessariamente una carenza, ma possono aumentare la probabilità che i livelli si riducano durante la stagione fredda.
Come sostenere i livelli durante l’inverno
Quando le condizioni meteorologiche lo consentono, può essere utile trascorrere 15-20 minuti all’aperto nelle ore centrali della giornata, lasciando esposte mani e viso. La luce naturale contribuisce anche alla regolazione del ritmo del sonno e dell’umore. L’esposizione, tuttavia, deve essere considerata nel quadro delle normali attenzioni per la salute della pelle.
Anche l’alimentazione può offrire un supporto. Tra gli alimenti che contengono vitamina D ci sono i pesci grassi, come salmone, sgombro e sardine, il tuorlo d’uovo e alcuni prodotti arricchiti. La dieta da sola copre soltanto una parte del fabbisogno, ma può contribuire al mantenimento dell’equilibrio complessivo.
Per chi appartiene a una categoria a maggior rischio, è consigliabile rivolgersi al proprio medico di medicina generale. Le linee guida non raccomandano esami del sangue generalizzati in assenza di malattie ossee, problemi di malassorbimento o altre condizioni cliniche specifiche. Sarà il medico a valutare l’eventuale necessità di un’integrazione, evitando il fai da te e dosaggi non appropriati.