Salute stagionale

Vaccino antinfluenzale, cosa cambia tra diabete e ipertensione

Cardiopatie conclamate elevano le complicanze; valori pressori isolati non rientrano automaticamente nelle medesime categorie.

Vaccino antinfluenzale, cosa cambia tra diabete e ipertensione

Ogni autunno torna il consiglio di proteggersi dall’influenza per chi convive con il diabete o con una malattia cardiaca. La situazione è diversa, però, per chi presenta soltanto la pressione alta: diabete e cardiopatie conclamate sono condizioni associate a un rischio maggiore di complicanze, mentre l’ipertensione isolata non viene classificata allo stesso modo.

Un ampio studio condotto in Svezia su più stagioni influenzali ha rilevato che le persone con diabete di tipo 2 hanno un rischio maggiore di ricovero e morte rispetto a chi non ha la malattia, anche dopo aver considerato altri fattori. Il rischio assoluto cresce ulteriormente in presenza di problemi cardiovascolari, respiratori o renali. Coronaropatia, scompenso cardiaco ed esiti di infarto rientrano tra le malattie cardiovascolari croniche associate a un decorso influenzale più complesso.

Ipertensione isolata, una distinzione importante

La pressione alta senza altre complicazioni non viene inclusa automaticamente tra le patologie cardiovascolari ad alto rischio. I criteri clinici statunitensi la escludono esplicitamente da questa categoria, mentre i documenti italiani che regolano l’offerta gratuita fanno riferimento alle malattie dell’apparato cardiocircolatorio senza indicare l’ipertensione come voce autonoma.

Il quadro cambia quando ai valori pressori elevati si associano danno d’organo, una cardiopatia, diabete, malattia renale o un’età avanzata. In questi casi la persona può rientrare nei gruppi per cui la protezione è raccomandata, ma per la presenza delle condizioni aggiuntive e non per la sola ipertensione. La distinzione ha quindi un rilievo pratico nell’inquadramento del rischio.

Influenza e controllo della glicemia

Durante un episodio influenzale, chi ha il diabete deve prestare particolare attenzione alla glicemia. L’infezione può farla aumentare, mentre mangiare e bere meno a causa del malessere può provocarne una riduzione. È dunque importante seguire il piano concordato con il medico per i giorni di malattia e contattarlo se i valori o i sintomi non sono sotto controllo, senza modificare autonomamente le dosi di insulina o degli altri farmaci.

Per chi ha già una malattia cardiovascolare esiste inoltre un ulteriore motivo di prudenza. Un’infezione influenzale confermata è stata associata a un aumento temporaneo del rischio di infarto, soprattutto nella prima settimana. Si tratta di un dato osservazionale, non della dimostrazione di un meccanismo, ma il risultato sostiene la necessità di monitorare con attenzione le persone con un cuore già vulnerabile. L’associazione non riguarda la sola ipertensione.

In Italia la vaccinazione antinfluenzale è raccomandata e offerta gratuitamente, a tutte le età, alle persone con diabete mellito e a quelle con malattie dell’apparato cardiocircolatorio. Per la stagione 2026-2027 la campagna dovrebbe iniziare ai primi di ottobre; anche una somministrazione successiva resta utile finché il virus circola, considerando che servono circa due settimane per sviluppare pienamente la protezione.

Aver avuto una sindrome simil-influenzale non è un motivo per rinunciare: potrebbe trattarsi di un altro virus o di un ceppo diverso. Nei diabetici la vaccinazione è associata a meno ricoveri e a una mortalità più bassa, anche se gli studi osservazionali non consentono di definire una percentuale individuale precisa. In chi ha una malattia cardiovascolare già diagnosticata, una sintesi di sei studi ha rilevato eventi cardiovascolari entro un anno nel 3,6% dei vaccinati contro il 5,4% dei non vaccinati, con un beneficio più evidente dopo un infarto recente. Il dato non si applica all’ipertensione isolata.

Chi ha diabete o cardiopatie e sviluppa sintomi influenzali dovrebbe contattare rapidamente il medico: un eventuale antivirale è più efficace se iniziato entro uno o due giorni, ma la scelta dipende dalla valutazione clinica. Dolore toracico, difficoltà respiratoria, tosse con sangue o un peggioramento dopo un iniziale miglioramento richiedono una valutazione urgente.