La scansione completa del corpo, eseguita con Tac o risonanza magnetica, si è trasformata in una nuova tendenza nel settore della salute. Negli Stati Uniti aziende come Prenuvo ed Ezra propongono esami diagnostici direttamente ai cittadini, anche senza prescrizione, mentre sui social diversi personaggi famosi hanno raccontato la propria esperienza. Il costo può arrivare a 2.500 dollari negli Stati Uniti e a circa 2.500 euro in Italia.
Il tema è però controverso. Secondo Nicoletta Gandolfo, presidente della Società italiana di radiologia medica e interventistica, la comunicazione su questi servizi fa leva sul timore di una diagnosi tardiva e sull’idea che individuare prima una malattia garantisca automaticamente un vantaggio. In realtà, spiega la specialista, l’anticipazione della diagnosi può produrre il cosiddetto lead time bias: la sopravvivenza sembra più lunga perché il conteggio parte prima, senza che cambino necessariamente il decorso della patologia o il momento del decesso.
Il rischio dei reperti casuali
Un altro problema è rappresentato dai risultati inattesi. La Tac può evidenziare piccoli noduli polmonari, cisti renali, angiomi epatici, noduli tiroidei o alterazioni della colonna vertebrale che, nella maggior parte dei casi, sono benigni. Tuttavia, questi reperti possono avviare una sequenza di esami di controllo, biopsie e trattamenti non necessari. È il fenomeno della sovradiagnosi, nel quale anomalie che non avrebbero mai causato sintomi vengono interpretate come possibili malattie.
Una metanalisi pubblicata nel 2026 su Radiology Advances indica che, nelle persone senza sintomi, la risonanza magnetica dell’intero corpo individua un tumore soltanto nell’1-2% dei casi. I reperti incidentali, invece, possono comparire fino al 97% degli esami. Gli autori segnalano inoltre l’assenza di prove che questo tipo di controllo riduca la mortalità. Una revisione del 2024 sul Journal of the American College of Radiology ha descritto il fenomeno come una medicalizzazione della normalità.
Quale prevenzione è più utile
Le principali società scientifiche internazionali non raccomandano quindi le scansioni complete come strumento di screening per la popolazione generale. La prevenzione dovrebbe concentrarsi su esami mirati e sostenuti da evidenze, come lo screening del tumore del colon-retto, la mammografia nelle fasce d’età indicate, il controllo del collo dell’utero e la Tac toracica a basse dosi per i forti fumatori.
La scelta di sottoporsi a un esame dovrebbe essere condivisa con il medico e basata su sintomi persistenti, fattori di rischio o familiarità. Un risultato normale non rappresenta una garanzia assoluta per il futuro e anche l’attesa di un esito o la gestione di un reperto incerto possono generare ansia. Per Gandolfo, la tecnologia deve restare un supporto al giudizio clinico, non un suo sostituto.
Resta infine il tema delle radiazioni. Una Tac total body può comportare una dose indicativa tra 10 e 30 millisievert, variabile in base al protocollo e alle apparecchiature, mentre la risonanza magnetica non utilizza radiazioni ionizzanti. Anche quest’ultima, però, non è automaticamente adatta a controlli indiscriminati: il rischio di individuare alterazioni poco rilevanti o difficili da interpretare rimane. La prevenzione più efficace, conclude la specialista, non coincide necessariamente con l’esame più completo, ma con quello più appropriato.