Salute maschile

Ivan Basso: attività fisica e prevenzione dopo il tumore

La diagnosi arrivò nel 2015, dopo una caduta al Tour: il campione racconta riabilitazione, autocontrollo e movimento adattato.

Ivan Basso: attività fisica e prevenzione dopo il tumore

Nel 2015, durante il Tour de France, una visita di controllo dopo una caduta dolorosa portò alla diagnosi di un tumore al testicolo sinistro per Ivan Basso. Quello che sembrava un semplice incidente si trasformò in una svolta nella vita dell’ex ciclista varesino, allora 37enne e già vicino alle riflessioni sul ritiro. Dopo aver lasciato la competizione e, in seguito, l’attività agonistica, Basso affrontò la riabilitazione senza rinunciare del tutto allo sport.

Il campione, vincitore del Giro d’Italia nel 2006 e nel 2010, ha raccontato che senza quella caduta probabilmente si sarebbe accorto della malattia solo con la comparsa del dolore. Prima della diagnosi non aveva avvertito fastidi particolari, ma soltanto alcuni segnali legati a un rendimento sportivo non ottimale, che non aveva collegato alla presenza di un tumore.

Il rapporto con il corpo e con lo sport

Per Basso, l’attività sportiva ha avuto un ruolo soprattutto nel periodo successivo alla malattia. Durante le cure, ha sottolineato, è necessario attendere il via libera dei medici e seguire indicazioni personalizzate. In seguito, invece, il movimento può contribuire al recupero fisico e al benessere psicologico delle persone che hanno affrontato un tumore, sempre con modalità compatibili con le condizioni individuali.

La diagnosi ha modificato anche il suo modo di guardare allo sport. Dopo anni vissuti all’insegna della competizione, l’attività fisica è diventata per lui uno strumento di benessere e socializzazione. Oggi Basso racconta di allenarsi con regolarità, senza obiettivi agonistici, per il piacere di mantenere un’abitudine capace di offrirgli positive sensazioni fisiche.

Anche il ritiro ha rappresentato un passaggio complesso. Dopo una vita trascorsa a fare sempre la stessa cosa, ha spiegato, si apre un vuoto che deve essere colmato costruendo giorno dopo giorno una nuova quotidianità. Il percorso di consapevolezza ha riguardato quindi non solo la malattia, ma anche il rapporto con il proprio corpo e con il futuro.

Autocontrollo e movimento adattato

Il tumore del testicolo viene descritto da Basso come una malattia spesso silenziosa. Per aumentare l’attenzione soprattutto tra i più giovani, l’ex ciclista invita a non trascurare i segnali insoliti e a rivolgersi a un medico in presenza di un dolore diverso dal solito. Tra gli strumenti di prevenzione indica anche l’autocontrollo e l’autopalpazione, da utilizzare per riconoscere eventuali cambiamenti e chiedere una valutazione.

Secondo Basso, praticare attività fisica durante o dopo un percorso oncologico non significa necessariamente sottoporsi a sforzi intensi. Il movimento può consistere in una passeggiata, in una corsa leggera o in esercizi semplici, scelti in base alle proprie possibilità e alle indicazioni degli specialisti. L’obiettivo, ha spiegato, è adattare l’attività alle condizioni della persona e alle sue preferenze, così da favorire anche il recupero della fiducia e del sorriso.

Negli ultimi due decenni, ricorda l’intervista, numerosi studi hanno analizzato i benefici fisici e psicologici dell’esercizio per i pazienti oncologici, mettendoli a confronto con gli effetti di un riposo assoluto. Nel testo viene citato anche il progetto Be Active Lab, promosso da Amgen: una piattaforma digitale con informazioni e video-esercizi da svolgere a casa, con valutazioni e supervisione di specialisti. L’esperienza di Basso viene presentata come testimonianza del possibile valore del movimento, fermo restando che ogni percorso deve essere concordato con i medici.