Prevenzione

Influenza australiana: come ridurre il rischio

Vaccinazione annuale, igiene, ventilazione e attenzione ai sintomi aiutano, ma nessuna misura elimina completamente il contagio.

Influenza australiana: come ridurre il rischio

Con l’arrivo dei mesi freddi torna a circolare l’espressione influenza australiana, che può far pensare a un agente patogeno insolito. In realtà si tratta di un appellativo non tecnico, già utilizzato in diverse stagioni, che non indica un virus specifico né una malattia diversa dalla normale influenza stagionale. Di conseguenza, anche le strategie per ridurre il rischio sono quelle abituali: nessuna precauzione azzera la possibilità di contagio, ma alcune misure possono offrire una protezione utile.

La prevenzione principale resta la vaccinazione antinfluenzale, da ripetere ogni anno perché i virus circolanti cambiano e la risposta immunitaria tende ad attenuarsi. Dopo la somministrazione servono circa due settimane per sviluppare le difese. Negli adulti sani i vaccini inattivati riducono probabilmente il rischio di contrarre un’influenza confermata, senza però eliminarlo: nelle stime aggregate di studi precedenti, l’incidenza è scesa dal 2,3% allo 0,9%, con circa 14 casi in meno ogni 1.000 persone vaccinate.

Si tratta di dati storici, che descrivono una protezione parziale e non possono essere automaticamente estesi a bambini, anziani o persone fragili. Per la stagione 2026-2027, in Italia le campagne dovrebbero iniziare a ottobre e proseguire durante la circolazione dei virus. La vaccinazione è raccomandata e offerta gratuitamente alle persone dai 60 anni, ai bambini dai 6 mesi ai 6 anni, alle donne in gravidanza, a chi presenta specifiche condizioni di rischio clinico e agli operatori sanitari, oltre che ai familiari o contatti stretti di persone ad alto rischio.

Igiene delle mani e qualità dell’aria

Il lavaggio frequente delle mani è una buona abitudine per limitare la diffusione dei virus respiratori. I programmi dedicati all’igiene delle mani riducono probabilmente del 14% le infezioni respiratorie acute considerate nel loro complesso. Il beneficio specifico contro l’influenza confermata, tuttavia, resta incerto e le stime disponibili sono compatibili anche con l’assenza di un effetto diretto. L’igiene aiuta quindi a ridurre il rischio generale, ma non rappresenta una barriera garantita contro l’influenza.

Anche la ventilazione degli ambienti viene indicata dalle linee guida internazionali. Aprire le finestre o utilizzare sistemi meccanici può migliorare il ricambio dell’aria, sebbene le prove sulla precisa riduzione del rischio individuale siano di bassa certezza. L’Organizzazione Mondiale della Sanità considera inoltre misure come la gestione dei contatti e l’uso della mascherina valutandone fattibilità, benefici e rischi.

Quando compaiono i sintomi, restare a casa serve soprattutto a proteggere le altre persone e a ridurre la trasmissione. La mascherina è suggerita a chi ha disturbi o è positivo e deve incontrare altre persone; per il resto della comunità, nei luoghi chiusi affollati, viene indicata soprattutto durante epidemie di elevata gravità. Febbre e disturbi respiratori non consentono da soli di distinguere l’influenza dalle altre infezioni. Chi appartiene a una categoria ad alto rischio o presenta sintomi importanti o in peggioramento dovrebbe rivolgersi tempestivamente a un medico.