Ricerca ambientale

Depuratori fai da te: PM2.5 ridotto del 61% in aula

Un test su 59 lezioni valuta ventole e filtri economici, senza sostituire il ricambio d’aria.

Depuratori fai da te: PM2.5 ridotto del 61% in aula

Migliorare l’aria negli ambienti chiusi non richiede necessariamente impianti complessi o investimenti elevati. Una ricerca ha valutato l’efficacia di depuratori d’aria fai da te, realizzati con ventole a scatola e filtri, all’interno di aule universitarie occupate e prive di ventilazione centralizzata.

L’obiettivo era verificare se questi dispositivi potessero ridurre le particelle sospese durante una normale lezione, mantenendo livelli accettabili di rumore e senza introdurre problemi di sicurezza. I ricercatori hanno osservato 59 lezioni: all’inizio di ogni sessione hanno misurato la concentrazione delle particelle, quindi hanno attivato automaticamente i dispositivi e confrontato i valori rilevati prima e dopo nella stessa aula.

Il particolato fine diminuisce del 61%

Il risultato più significativo riguarda il PM2.5, particolato composto da particelle molto piccole, in grado di rimanere sospese nell’aria e di penetrare più facilmente nelle vie respiratorie. Durante lezioni della durata di 50 minuti, l’utilizzo dei depuratori a bassa velocità è stato associato a una riduzione media del 61% di queste particelle.

Lo studio ha preso in esame anche particelle di altre dimensioni e il loro numero complessivo. I sensori sistemati in più punti delle aule hanno indicato che l’aria si mescolava in modo sufficientemente uniforme: il beneficio, quindi, non sembrava concentrato soltanto nelle immediate vicinanze dei dispositivi. Nelle condizioni analizzate, il rumore è stato giudicato compatibile con un ambiente di apprendimento e non sono emersi segnali di rischio aggiuntivo per la sicurezza antincendio.

Una soluzione utile, ma non sostitutiva

La ricerca suggerisce che filtrare l’aria possa essere possibile anche in contesti dove i depuratori commerciali sono troppo costosi o difficili da installare in quantità sufficiente. Il risultato può interessare scuole, uffici e abitazioni con ventilazione insufficiente, soprattutto per limitare la presenza di polveri, allergeni e altre particelle negli spazi condivisi.

Le conclusioni, però, devono essere interpretate con prudenza. Il lavoro ha riguardato specifiche aule universitarie e ha misurato soprattutto la concentrazione delle particelle, non i casi di malattia, i sintomi o le assenze. Non è quindi possibile stabilire da questi dati quanto diminuisca il rischio di contagio o quale sia il beneficio clinico diretto per ogni persona.

I dispositivi artigianali non sostituiscono il ricambio d’aria e non eliminano da soli il rischio di infezioni trasmesse per via aerea. La loro eventuale applicazione deve essere valutata insieme a ventilazione, manutenzione e corretto posizionamento, considerando anche le condizioni di sicurezza del singolo ambiente. I risultati dovranno inoltre essere confermati da ulteriori studi.

La ricerca è stata pubblicata sulla rivista ACS ES&T Air con il titolo Performance and Practical Considerations of Deploying Do-It-Yourself (DIY) Air Purifiers in Occupied Classrooms. Il DOI del paper è 10.1021/acsestair.6c00143.