Prevenzione lombare

Camminare può ridurre il rischio di mal di schiena

Gli studi indicano benefici con attività quotidiana, ma servono gradualità e attenzione ai segnali neurologici.

Camminare può ridurre il rischio di mal di schiena

Per chi soffre di lombalgia, mantenersi attivi può essere una strategia utile. Tra le attività più semplici c’è la camminata, che secondo alcune ricerche è associata a una minore probabilità di sviluppare dolore cronico e a un rischio ridotto di ricadute. In Italia, il mal di schiena riguarda circa 15 milioni di persone e può limitare anche i gesti quotidiani.

Uno studio norvegese pubblicato su JAMA Network Open ha seguito oltre 11mila persone, con un’età media di 55 anni, monitorandone l’attività attraverso accelerometri. I partecipanti che camminavano tra 101 e 124 minuti al giorno presentavano una probabilità di sviluppare lombalgia cronica inferiore del 23% rispetto a chi restava sotto i 78 minuti quotidiani. Si tratta di un’associazione osservata nella ricerca, non dell’indicazione a raggiungere necessariamente quel minutaggio.

Un risultato in parte analogo è emerso dal trial clinico WalkBack, pubblicato su The Lancet e condotto su 701 adulti. Le persone coinvolte in un programma personalizzato di camminata hanno ridotto del 28% il rischio di nuove ricadute e hanno quasi raddoppiato i giorni senza dolore, passati da 112 a 208. I dati sostengono quindi il valore del movimento programmato nella gestione della lombalgia.

Perché il movimento può aiutare

Secondo Francesco Negrini, professore associato all’Università degli Studi dell’Insubria e fisiatra specialista presso l’Istituto Scientifico Italiano Colonna Vertebrale, la sedentarietà favorisce la comparsa di dolore, rigidità e contratture. Durante la camminata, la muscolatura della schiena viene sollecitata e può migliorare il ricircolo venoso, contribuendo alla circolazione e al metabolismo dei tessuti.

I benefici riguardano anche le articolazioni. Il bacino, spiega l’esperto, costituisce la base della colonna vertebrale: mantenerlo mobile aiuta a distribuire in modo più equilibrato i carichi sulla zona lombare. Inoltre, un’attività regolare e accessibile può contrastare la paura del movimento, cioè il timore che lo sforzo provochi o riaccenda il dolore. Questo atteggiamento può portare a muoversi sempre meno, alimentando un circolo vizioso.

Gradualità e attenzione ai sintomi

Non è necessario iniziare con passeggiate molto lunghe. Per chi è poco attivo, un obiettivo di circa 6mila passi al giorno, equivalenti indicativamente a 45-60 minuti di cammino, può rappresentare un traguardo ragionevole. Il tempo totale trascorso in movimento sembra inoltre più importante della velocità: il ritmo scelto dovrebbe essere confortevole, senza affanno, soprattutto dopo un episodio di lombalgia o in presenza di timore.

Anche durante un attacco acuto, nei limiti del possibile, è preferibile continuare a muoversi invece di restare completamente a letto. La sedentarietà può rallentare il recupero, mentre una mobilità leggera favorisce la vascolarizzazione dei tessuti. Occorre però interrompere l’attività e rivolgersi immediatamente a un medico in caso di sintomi neurologici, come perdita improvvisa di forza alle gambe o parestesie. In assenza di questi segnali, la ripresa deve essere progressiva e adattata alle proprie condizioni.