Un giardino ben progettato può contribuire al benessere psicofisico e diventare un supporto nei percorsi di cura. È il principio alla base degli healing gardens, spazi verdi realizzati in ospedali, residenze per anziani, hospice, scuole, carceri e luoghi di lavoro. Non si tratta soltanto di creare ambienti piacevoli: la progettazione tiene conto delle esigenze di persone con fragilità, patologie, stress o difficoltà specifiche.
«Ogni giardino o terrazzo, se ben progettato, può offrire benessere e qualità della vita», spiega Lucia Nusiner, agronomo paesaggista esperta nella progettazione di questi spazi. Non esiste però un modello valido per tutti. Un’area destinata a un ospedale o a una casa di reclusione risponde a necessità diverse rispetto a quella pensata per persone con Alzheimer. In quest’ultimo caso, per esempio, possono essere utilizzate piante aromatiche per stimolare la memoria sensoriale, insieme ad aree ombreggiate e percorsi circolari o a forma di otto, privi di incroci e quindi più facilmente leggibili.
Un progetto costruito sui cinque sensi
Il giardino terapeutico viene concepito come uno strumento multisensoriale. Tra i requisiti ci sono l’accessibilità universale, aiuole facilmente raggiungibili e una vegetazione capace di mantenere interesse durante tutto l’anno. La biodiversità può essere favorita con piante che attirano le farfalle, come la buddleja, e con specie caratterizzate da colori, profumi e aromi, dalle rose e lavande al rosmarino, all’erba cipollina e alla tulbaghia violacea.
Anche il tatto può essere coinvolto attraverso foglie morbide e vellutate, come quelle della stachys lanata, oppure filiformi, come quelle della stipa tenuissima, che si muovono al vento. In alcuni progetti vengono inserite vasche d’acqua: la presenza delle piante acquatiche e il rumore dello sciabordio contribuiscono a creare un ambiente distensivo. La progettazione, sottolinea Nusiner, richiede il confronto con medici, infermieri, educatori e volontari, che conoscono da vicino le necessità di chi frequenta le strutture.
Dagli ospedali ai piccoli spazi domestici
I primi studi sul rapporto tra ambiente naturale e recupero dei pazienti risalgono al 1984, negli Stati Uniti, con le ricerche del professor Roger Ulrich pubblicate su Science. Secondo quello studio, i pazienti le cui stanze si affacciavano sugli alberi guarivano più rapidamente, provavano meno dolore e venivano dimessi prima rispetto a chi guardava pareti di mattoni.
Da qui si è sviluppata anche la diffusione dei giardini pensili negli ospedali, pensati come luoghi di pausa per il personale sanitario, i caregiver e i visitatori. Secondo l’esperta, il tempo trascorso nel verde può contribuire ad abbassare il cortisolo, rallentare il ritmo cardiaco e migliorare l’umore. Tra le soluzioni più comuni ci sono l’orto terapeutico, che favorisce motricità e socializzazione, il giardino sensoriale, rivolto anche a bambini nello spettro autistico e persone con demenze o dipendenze, e il giardino riabilitativo, inserito nei percorsi di recupero.
Per creare un’oasi rigenerante non è indispensabile disporre di grandi superfici. Anche un terrazzo può essere organizzato con vasi a vasca abbastanza ampi da consentire lo sviluppo delle radici e con terriccio drenante arricchito di lapilli. Graminacee ornamentali, verbene, salvie, elicriso e piante aromatiche possono essere abbinate ad aster e anemoni giapponesi, così da mantenere colori e interesse nelle diverse stagioni.