L’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (Agenas) ha delineato requisiti stringenti per la telefarmacia, sottolineando la necessità che
le farmacie offrano le stesse garanzie di un poliambulatorio
nell’erogazione di servizi di telemedicina.
Questo approccio è stato presentato al Senato nell’ambito del ddl delega per il Testo unico farmaceutico e mira a trasformare le farmacie in veri e propri presidi di telemedicina, completamente integrati con lo
infrastrutture digitali del Servizio Sanitario Nazionale (SSN)
.
Integrazione e interoperabilità: la chiave per il futuro
Secondo Agenas, il modello attuale, caratterizzato da sistemi isolati e non comunicanti, è obsoleto. L’obiettivo è creare una
base informativa condivisa
, incentrata sul Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) e sul dossier farmaceutico, per seguire il cittadino lungo l’intero percorso di cura. Le piattaforme delle farmacie dovranno quindi essere
pienamente integrate con quelle regionali e nazionali
, incluse l’Infrastruttura Nazionale di Interoperabilità e il Sistema Tessera Sanitaria.
Telemedicina: standard elevati e responsabilità clinica
Agenas ha già acquistato
oltre 90.000 postazioni operative
, destinate anche alle farmacie rurali, per servizi come televisita, teleconsulto, teleassistenza e telemonitoraggio. L’estensione di questo modello a tutta la rete è vincolata a
standard tecnologici, sicurezza, tracciabilità e integrazione clinica non negoziabili
. Il riferimento è all’Accordo Stato-Regioni del 17 dicembre 2020, che prevede reti sempre disponibili, piattaforme GDPR-compliant, hardware e software certificati come dispositivi medici, piani di cybersecurity e personale formato.
Un aspetto cruciale è la
piena responsabilità clinica
: agire in telemedicina implica assumere le stesse responsabilità di un atto in presenza. Quando una farmacia eroga prestazioni cliniche, come elettrocardiogrammi o screening, dovrà garantire la stessa affidabilità e sicurezza di un poliambulatorio, richiedendo investimenti tecnologici e organizzativi significativi.
Farmacie nelle Case della Comunità e il ruolo del farmacista clinico
Il ddl dovrà allinearsi al DM 77/2022 sulle Case della Comunità e sui modelli multiprofessionali, aprendo anche alla figura del
farmacista clinico in équipe
, sul modello europeo. Questo posizionerebbe la farmacia non più solo come luogo di dispensazione di farmaci, ma come
attore attivo nella presa in carico del paziente
.
Le sfide del nuovo modello
Il PNRR offre alle farmacie l’opportunità di diventare protagoniste della sanità di prossimità, ma ciò avverrà solo a fronte di standard elevati, sicurezza e dati condivisi. Resta aperta la questione di quante farmacie, specialmente quelle indipendenti, siano pronte a sostenere tali investimenti. Inoltre, il tema della
responsabilità clinico-legale
in caso di errore in televisita è non trascurabile e la responsabilità ricade sul farmacista e sulla struttura.
Estendere il modello nato per le farmacie rurali alle città presenta sfide diverse, legate a concorrenza, volumi e privacy. Sebbene il Decreto Semplificazioni abbia dato una struttura alla farmacia dei servizi con fondi a bilancio dal 2026, la strada per integrare pienamente la rete con gli altri servizi territoriali è ancora lunga. Le Regioni giocano un ruolo chiave nell’implementazione di questo nuovo assetto, in particolare per l’allargamento della platea delle vaccinazioni in farmacia.