Firenze ha ospitato il 29 aprile l’evento “IgG4 RD. Conoscere per agire. Da patologia complessa, sconosciuta a patologia diagnosticata, presa in carico rapidamente – Regione Toscana”. L’iniziativa, promossa da Motore Sanità con il supporto di Amgen, ha riunito clinici, istituzioni e stakeholder. L’obiettivo è stato accendere i riflettori sulla IgG4-RD, una patologia rara e complessa, ancora non del tutto conosciuta ma sempre più al centro dell’attenzione scientifica.
La dottoressa Rosaria Talarico, Dirigente Medico dell’Unità Operativa di Reumatologia dell’AOU Pisana, ha evidenziato come la collaborazione a tutti i livelli (locale, nazionale ed europeo) sia cruciale per affrontare efficacemente la IgG4-RD. “È fondamentale raccogliere evidenze e dati per avere una fotografia chiara dell’epidemiologia della malattia e organizzare percorsi assistenziali adeguati nei diversi contesti”, ha spiegato Talarico, sottolineando il ruolo della rete europea ERN ReCONNET nella gestione delle malattie rare del tessuto connettivo.
Un altro aspetto fondamentale emerso è la multidisciplinarietà. La IgG4-RD può colpire diversi organi e apparati, richiedendo un dialogo costante tra specialisti di diverse discipline. “È una malattia fatta di tante malattie: i professionisti devono dialogare per arrivare a diagnosi, monitoraggio e terapia condivisi”, ha ribadito la dottoressa Talarico.
La Toscana si distingue per l’impegno in questo campo, grazie ai centri universitari di Firenze, Pisa e Siena. Nonostante ciò, una parte significativa di casi resta non diagnosticata, evidenziando la necessità di aumentare la consapevolezza e migliorare gli strumenti di identificazione precoce.
Dal punto di vista terapeutico, sono disponibili diverse opzioni, ma la sfida futura è produrre evidenze più solide per definire linee guida specifiche e condivise. Talarico ha menzionato i lavori sui “points to consider” per l’uso dell’imaging nella IgG4-RD, un passo verso una gestione più standardizzata. L’evento di Firenze ha rafforzato il concetto che solo attraverso la collaborazione, la raccolta dati e l’integrazione delle competenze, sarà possibile trasformare questa patologia poco conosciuta in una condizione diagnosticata tempestivamente e gestita efficacemente su tutto il territorio.