Disuguaglianze sanitarie

Tumori tra migranti: diagnosi precoci al Sud, ma scarse prevenzioni

Uno studio dell'Istituto Pascale rivela l'aumento dei tumori tra i migranti al Sud.

Tumori tra migranti: diagnosi precoci al Sud, ma scarse prevenzioni

Un recente studio condotto dall’Istituto Pascale ha messo in luce le disuguaglianze sanitarie che affliggono la popolazione migrante in Italia, in particolare al Sud. L’analisi, che ha coinvolto oltre 78.000 pazienti, ha rivelato che tra gli stranieri si registra un aumento significativo dei tumori ginecologici nelle donne e dei tumori al fegato e allo stomaco negli uomini. Questi pazienti, in gran parte donne e più giovani rispetto alla media italiana, sono frequentemente colpiti da forme di cancro legate a una scarsa prevenzione.

Lo studio, parte del progetto ONCOCAMP, ha esaminato 78.119 pazienti adulti con diagnosi di tumore registrati tra il 2022 e il 2025, di cui 2.583 erano cittadini nati all’estero, rappresentando il 3,3% del totale. I risultati evidenziano non solo l’incidenza dei tumori, ma anche le difficoltà che i migranti affrontano per accedere a cure e screening.

Accesso limitato e ostacoli culturali

La ricerca ha messo in evidenza che i pazienti migranti si trovano ad affrontare numerosi ostacoli, tra cui l’accesso limitato agli screening e le barriere linguistiche e culturali. Questi fattori contribuiscono a un percorso di prevenzione spesso inadeguato, che può portare a diagnosi tardive e a una prognosi meno favorevole.

In particolare, le donne migranti mostrano una maggiore incidenza di tumori ginecologici, mentre gli uomini presentano un aumento dei tumori epatici e gastrici. Questi dati pongono l’accento sulla necessità di interventi mirati per migliorare l’accesso alla prevenzione e alla diagnosi precoce per questa popolazione vulnerabile.

La necessità di interventi mirati

È fondamentale che le istituzioni sanitarie sviluppino strategie efficaci per garantire che i migranti possano accedere a programmi di screening e prevenzione. Ciò include la creazione di percorsi di cura che tengano conto delle specificità culturali e linguistiche di questi pazienti. Solo attraverso un approccio integrato e inclusivo sarà possibile ridurre le disuguaglianze sanitarie e migliorare la salute della popolazione migrante in Italia.