Psicologia pratica

Cambiare prospettiva aiuta a superare i pensieri limitanti

Un esercizio quotidiano insegna a distinguere fatti e interpretazioni, mettendo alla prova convinzioni radicate.

Cambiare prospettiva aiuta a superare i pensieri limitanti

Cambiare opinione non significa essere incoerenti: può indicare che abbiamo acquisito nuove esperienze e imparato qualcosa. Il tema è stato affrontato a Milano durante I Feel Good, l’evento sul benessere organizzato da Starbene e Donna Moderna, con l’intervento dello psicologo Luca Mazzucchelli. Secondo l’esperto, le convinzioni influenzano il modo in cui affrontiamo le difficoltà, viviamo le relazioni e immaginiamo il futuro. Quando però diventano rigide, possono limitarci e portarci a rinunciare a possibilità ancora prima di averle esplorate.

Uno dei rischi più comuni è confondere le proprie idee con la propria identità. Difendere una convinzione solo perché la sentiamo nostra può significare restare legati a una “vecchia mappa”, anche quando la realtà è cambiata. Per riconoscere i pensieri che ostacolano il cambiamento, Mazzucchelli invita a osservare le idee che sembrano verità assolute: per esempio, ritenere che sia troppo tardi per ricominciare, che chiedere aiuto dimostri incapacità o che per avere successo sia necessario fare tutto perfettamente. Spesso queste convinzioni derivano dall’educazione, dai modelli familiari e dalle aspettative sociali.

Come mettere alla prova le convinzioni

Nel libro Basta un’idea, lo psicologo propone il Metodo VEGA, basato su alcune domande: ciò che penso è davvero vero? Questa idea mi aiuta ad andare nella direzione che desidero? È costruttiva per me? Direi la stessa cosa a una persona a cui voglio bene? L’obiettivo non è sostituire un pensiero negativo con uno irrealistico, ma trovare un’interpretazione più utile e credibile.

Un primo passo consiste nel distinguere il fatto dalla conclusione che ne traiamo. Se una presentazione va male, il fatto è che non è andata come speravamo; pensare “non sono capace di parlare in pubblico” è invece un’interpretazione, che potrebbe non essere corretta. Una formulazione alternativa potrebbe essere: “Questa volta ho avuto delle difficoltà, ma posso imparare a gestirle meglio”. Secondo Mazzucchelli, modificare il modo di leggere una situazione può rendere possibili comportamenti diversi.

Un esercizio di sette giorni

Per allenare la flessibilità mentale, l’esperto suggerisce di tenere per 7 giorni un diario mentale. Ogni sera, per 5 minuti, si può annotare un episodio spiacevole o una situazione in cui ci si è sentiti bloccati, indicando quale pensiero è comparso. Poi è utile chiedersi quale altra interpretazione sia possibile e come si agirebbe se si scegliesse di darle fiducia.

Al termine della settimana, rileggere gli appunti può aiutare a individuare gli schemi ricorrenti: interpretare le critiche come attacchi, i silenzi come rifiuti o gli imprevisti come segnali di un fallimento. La pratica non trasforma il modo di pensare in pochi giorni, ma consente di accorgersi delle “lenti” attraverso cui si osserva la realtà e di iniziare a metterle in discussione.

Lo stesso meccanismo può influenzare le relazioni. Pensare che chi ci ama debba intuire automaticamente i nostri bisogni rischia di generare delusione e risentimento. Esplicitare ciò di cui abbiamo bisogno, invece, può favorire una comunicazione più chiara. Cambiare prospettiva non significa giustificare comportamenti che fanno soffrire, ma riconoscere le proprie esigenze e valutare con maggiore consapevolezza le relazioni e le scelte quotidiane.