Camminare per pochi passi sulle punte può essere un esercizio utile per coinvolgere piedi, caviglie e polpacci, ma non rappresenta da solo una soluzione contro l’invecchiamento. A chiarirlo è Sara Scafidi, personal trainer specializzata nell’allenamento femminile e insegnante di yoga, intervenuta sul metodo seguito da Mika Takishima, conosciuta come Takimika.
La trainer giapponese, che ha 95 anni, continua ad allenarsi e a insegnare. Nel libro 92-Year-Old-Grandmother’s Miraculous Muscle ha raccontato di camminare ogni giorno sulle punte per cinque o sei passi all’interno della propria abitazione. Il movimento mantiene i talloni sollevati e costringe il corpo a cercare maggiore equilibrio, attivando in particolare i muscoli del polpaccio e quelli stabilizzatori.
Un lavoro mirato su piedi, caviglie e polpacci
Secondo Scafidi, la camminata sulle punte può avere una funzione propedeutica, soprattutto per migliorare il controllo del movimento. «Una camminata sulle punte può avere tanti benefici, ma se l’obiettivo è stimolare il metabolismo e aumentare il dispendio calorico, la camminata normale è quella più adatta e funzionale», spiega l’esperta.
Quando il tallone resta sollevato, piedi e caviglie devono fornire maggiore sostegno e stabilità, mentre i polpacci lavorano sotto sforzo. La posizione modifica il normale schema della camminata e richiede un adattamento neuromuscolare. Per questo può contribuire a migliorare coordinazione e controllo, senza però poter essere considerata un esercizio completo per tutto il corpo.
Il ruolo del soleo
Tra i muscoli più coinvolti c’è il soleo, situato in profondità nel polpaccio e particolarmente attivo quando il tallone rimane sollevato. Il muscolo contribuisce alla postura e alla stabilità della gamba; contraendosi, inoltre, favorisce il ritorno del sangue dalle gambe verso il cuore, comprimendo le vene presenti nel polpaccio.
Il soleo è stato studiato anche per il suo possibile ruolo nella regolazione del metabolismo. Tra gli esercizi che lo attivano ci sono i soleus push-up, eseguiti da seduti sollevando e abbassando ripetutamente i talloni. Alcune ricerche hanno osservato che queste contrazioni possono favorire l’utilizzo di glucosio e grassi da parte del muscolo e contribuire alla gestione della glicemia, soprattutto dopo i pasti.
Si tratta, tuttavia, di risultati ancora circoscritti. Non consentono di affermare che la camminata sulle punte, praticata da sola, sia sufficiente ad accelerare il metabolismo o a rallentare l’invecchiamento. Anche in questo caso, i possibili effetti devono essere valutati all’interno del quadro più ampio dell’attività fisica.
«Non possiamo associare un rallentamento dell’invecchiamento a un unico esercizio, ma all’attività fisica regolare e ben organizzata», sottolinea Scafidi. Muoversi con continuità aiuta a preservare forza muscolare, equilibrio, mobilità e autonomia, elementi importanti per mantenere una buona qualità di vita con il passare degli anni.
La camminata sulle punte può quindi essere inserita in un programma più ampio, adattato alle proprie condizioni. Il suo obiettivo principale resta la stimolazione di piedi, caviglie e polpacci, mentre per sostenere il benessere generale è necessario puntare sulla regolarità dell’allenamento e sulla varietà degli esercizi.