Ottobre Rosa

Screening al seno, il divario tra Nord e Sud resta ampio

Un’indagine su 2.000 donne segnala forti differenze nell’accesso ai controlli gratuiti e ai test genetici.

Screening al seno, il divario tra Nord e Sud resta ampio

La prevenzione del tumore al seno in Italia continua a procedere a velocità diverse. Secondo un’indagine condotta da Salute Donna ODV su 2.000 donne, il 41% delle intervistate non ha mai ricevuto un invito dalla propria azienda sanitaria o dal Servizio sanitario regionale per effettuare una mammografia nell’ambito dei programmi gratuiti. Un divario che resta legato soprattutto al territorio di residenza e che limita l’accesso anche ai test genetici.

I risultati sono stati presentati alla Camera dei Deputati durante una conferenza promossa dall’onorevole Vanessa Cattoi, coordinatrice dell’Intergruppo parlamentare “Insieme per un impegno contro il cancro”, insieme alla rete di 50 associazioni “La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere”. L’iniziativa si è svolta in occasione dell’Ottobre Rosa, il mese dedicato alla sensibilizzazione sulla diagnosi precoce.

Le differenze nell’accesso agli screening

Il tumore della mammella è la neoplasia più frequente tra le donne, con circa 59.000 nuovi casi ogni anno in Italia. La mortalità è diminuita negli ultimi anni grazie ai progressi delle terapie e alla personalizzazione dei trattamenti. Restano però decisive la tempestività della diagnosi e la possibilità di accedere ai percorsi di prevenzione, che mostrano livelli differenti tra le diverse aree del Paese.

Al Nord, il 67% delle donne dichiara di aver ricevuto la lettera di invito e, tra queste, l’adesione all’esame arriva all’80%. Al Centro l’invito raggiunge il 56% delle intervistate, con un’adesione del 69%. La situazione è più critica nel Mezzogiorno, dove la quota di donne raggiunte dalla chiamata istituzionale scende al 30% e la risposta si ferma al 54%. Nelle Isole gli inviti arrivano al 34% e l’adesione è pari al 53%.

I dati indicano inoltre che la convocazione da parte della sanità pubblica favorisce la partecipazione. Tra le donne che non aderiscono, il 59% riferisce di aver già effettuato autonomamente l’esame in tempi recenti, mentre il disinteresse rappresenta soltanto il 3% dei casi.

Le priorità indicate da esperti e associazioni

Per Laura Pizzorno, responsabile dell’UOSD di Chirurgia senologica dell’ASL 1 Abruzzo, lo screening deve essere una chiamata attiva rivolta a una popolazione sana e deve rispettare criteri di qualità, tra cui la doppia lettura indipendente delle mammografie da parte di due radiologi. La specialista ha sottolineato anche il ruolo dei medici di medicina generale nell’accompagnare le pazienti e nel favorire diagnosi più tempestive, con la possibilità di ricorrere a trattamenti meno invasivi.

Tra le priorità indicate figurano l’accesso gratuito e uniforme ai test genetici, l’ampliamento dei programmi per le donne ad alto rischio, comprese le portatrici di mutazioni BRCA e quelle con elevata densità mammaria, la revisione delle fasce d’età per lo screening e la piena operatività di équipe multidisciplinari stabili nelle Breast Unit. Cattoi ha inoltre richiamato una stima dell’OCSE: raggiungendo i migliori livelli europei di sopravvivenza attraverso diagnosi e trattamenti più efficaci, l’Italia potrebbe evitare un decesso oncologico prematuro su sei.

Secondo Anna Maria Mancuso, presidente di Salute Donna ODV, molte donne conoscono il termine screening ma non sempre sanno quale sia l’esame più appropriato. Per questo, ha evidenziato, non basta aumentare la consapevolezza: il sistema sanitario deve raggiungere i cittadini con informazioni semplici e canali flessibili, riducendo le barriere organizzative e culturali che ancora ostacolano l’accesso ai controlli.