Nel referto delle analisi, gli intervalli di riferimento non hanno sempre lo stesso significato per uomini e donne. La differenza più evidente riguarda l’HDL, mentre per l’LDL l’obiettivo non viene stabilito in base al sesso, ma alla categoria di rischio cardiovascolare complessiva. Il sesso, tuttavia, contribuisce alla stima del rischio insieme agli altri dati clinici.
L’HDL, spesso definito colesterolo buono, è considerato basso quando scende sotto 40 mg/dL negli uomini e sotto 50 mg/dL nelle donne. Le stesse soglie rientrano tra i criteri utilizzati per individuare la sindrome metabolica. Si tratta però di valori utili a classificare un risultato, non di un traguardo terapeutico da raggiungere.
Un HDL basso, preso da solo, non consente di definire il rischio di infarto o ictus. Allo stesso modo, un HDL alto non annulla il rischio associato a un LDL elevato. L’associazione tra livelli più alti di HDL e rischio più contenuto è stata osservata, ma non dimostra che aumentarlo con un farmaco produca un beneficio.
Gli obiettivi dell’LDL dipendono dal rischio
Le linee guida europee organizzano gli obiettivi dell’LDL in base al rischio cardiovascolare. L’aggiornamento del 2025 ha confermato i valori precedenti: sotto 116 mg/dL per il rischio basso, sotto 100 per quello moderato, sotto 70 per il rischio alto e sotto 55 mg/dL per il rischio molto alto.
Questi numeri sono traguardi collegati a una categoria clinica e non semplici fasce di normalità da confrontare autonomamente con il referto. Non indicano neppure, da soli, quando iniziare una terapia. Nei livelli di rischio più elevati conta anche la percentuale di riduzione dell’LDL. Anche il valore del colesterolo totale sotto 200 mg/dL, spesso riportato nelle analisi, resta un riferimento generale e non definisce da solo l’obiettivo individuale.
In Europa la stima del rischio si basa, tra gli altri strumenti, su SCORE2 e SCORE2-OP, modelli che combinano il sesso con altri dati clinici e sono costruiti separatamente per uomini e donne. Per questo due persone con lo stesso valore di LDL possono ricevere una stima diversa e avere obiettivi differenti. L’LDL resta comunque un fattore di rischio per entrambi i sessi.
Menopausa, gravidanza e valutazione clinica
Dopo la menopausa i livelli di LDL possono aumentare, ma questo cambiamento non modifica le soglie di riferimento: l’obiettivo continua a dipendere dal rischio complessivo. Anche una storia di preeclampsia, diabete gestazionale o menopausa precoce può entrare nella valutazione cardiovascolare, senza creare nuovi intervalli di laboratorio.
È opportuno rivolgersi al medico se l’LDL è elevato, in presenza di malattia cardiovascolare, diabete, forte familiarità o altri fattori di rischio. La gravidanza richiede invece una lettura specifica, perché modifica i valori dei lipidi. Chi è incinta, sta programmando una gravidanza o assume farmaci per il colesterolo dovrebbe discutere individualmente la terapia. Il dato più importante, quindi, non è soltanto il numero stampato sul foglio, ma la categoria di rischio nella quale la persona rientra.