Riconoscere alcuni segnali e rivolgersi al medico quando persistono può favorire la diagnosi precoce dei tumori testa-collo. È il messaggio della Make Sense Campaign, iniziativa europea di sensibilizzazione promossa in Italia dall’Associazione Italiana di Oncologia Cervico-Cefalica (AIOCC), in programma fino al 26 settembre. Queste neoplasie rappresentano il settimo tumore più frequente in Europa e, secondo l’associazione, oltre la metà dei pazienti arriva alla prima visita quando la malattia è già in fase avanzata.
La campagna richiama la cosiddetta regola delle tre settimane. I tumori che interessano cavo orale, gola, laringe, faringe, naso e ghiandole salivari possono iniziare con disturbi simili a quelli di un’infezione stagionale: mal di gola, raucedine, afte o altri cambiamenti nella bocca. Se uno di questi disturbi non regredisce spontaneamente e dura tre settimane o più, è opportuno consultare il proprio medico di medicina generale. La persistenza del sintomo non indica necessariamente la presenza di una neoplasia, ma richiede una valutazione.
Perché intervenire presto
La tempestività può incidere sul percorso di cura. Secondo AIOCC, nelle persone che ricevono una diagnosi precoce il tasso di sopravvivenza raggiunge l’80-90%. Al contrario, una scoperta tardiva può comportare trattamenti più complessi e invasivi e ridurre le probabilità di guarigione. Le opzioni terapeutiche comprendono chirurgia oncologica e ricostruttiva, radioterapia, chemioterapia, terapie a bersaglio molecolare e immunoterapia.
Individuare una lesione nelle fasi iniziali può consentire, quando clinicamente indicato, di ricorrere a chirurgia mininvasiva o trattamenti conservativi. L’obiettivo è preservare funzioni importanti per la qualità della vita, tra cui parola, deglutizione, respirazione e mimica facciale. La prevenzione passa anche dalla riduzione dei fattori di rischio modificabili: il fumo di tabacco e l’alcol, soprattutto se associati, costituiscono la combinazione più pericolosa per le vie aerodigestive superiori.
Fattori di rischio e iniziative
Negli ultimi decenni è aumentata l’incidenza dei tumori dell’orofaringe associati all’infezione da HPV, anche tra persone giovani e non fumatrici. La vaccinazione contro il virus e comportamenti sessuali consapevoli sono indicati tra gli strumenti di prevenzione. Possono inoltre contribuire all’insorgenza di patologie della bocca una scarsa igiene orale, protesi dentarie incongrue o traumatizzanti e lesioni croniche della mucosa. Sono esposti anche i lavoratori a contatto con agenti chimici e polveri industriali.
Alcune ricerche italiane indicano inoltre un possibile effetto favorevole della dieta mediterranea, basata sul consumo regolare di frutta, verdura, cereali, legumi e olio d’oliva, con più pesce e uova e un apporto contenuto di carne, dolci e vino. Dal 21 al 26 settembre, i cittadini possono prenotare controlli gratuiti nei centri aderenti distribuiti sul territorio nazionale. Gli specialisti effettuano visite di screening visive e laringoscopiche, valutano i fattori di rischio e rispondono ai dubbi dei partecipanti.
«La sfida oggi è la prevenzione sia primaria, cioè conoscere ed evitare i fattori eziologici come il tabacco e il virus del Papilloma, sia secondaria, attraverso l’analisi precoce», afferma Giuseppe Sanguineti, presidente AIOCC e specialista dell’IRCCS Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma. L’esperto sottolinea che molte diagnosi arrivano in fase avanzata: la malattia può essere ancora curabile, ma le difficoltà terapeutiche e le ripercussioni sulla qualità e sugli esiti delle cure sono maggiori. Per questo, conclude, la diagnosi precoce resta fondamentale.