Il formicolio a una mano può comparire dopo aver dormito in una posizione scomoda o mantenuto a lungo il polso piegato. In questi casi, muovere l’arto e cambiare postura è spesso sufficiente per far scomparire il disturbo. Se però la sensazione si ripete, dura a lungo o si accompagna a perdita di forza, difficoltà nei movimenti fini e dolore, è opportuno parlarne con un medico. Tra le cause più frequenti c’è la compressione di un nervo, in particolare quella associata alla sindrome del tunnel carpale.
Le parestesie sono alterazioni della sensibilità che possono essere avvertite come punture di spillo, scosse elettriche, bruciore o diminuzione del tatto. Secondo il dottor Mattia Carozzo, chirurgo della mano e direttore dell’Unità di chirurgia mininvasiva dell’Ospedale San Raffaele di Milano, il fenomeno si verifica quando un nervo viene compresso, irritato o danneggiato e la conduzione degli impulsi diventa anomala. Le mani sono particolarmente sensibili perché rappresentano una delle aree dell’organismo più ricche di terminazioni nervose.
Quando il disturbo va controllato
Una mano sotto il cuscino o una posizione mantenuta troppo a lungo durante il sonno possono comprimere temporaneamente un nervo. Il fastidio tende a risolversi spontaneamente, ma rappresenta comunque un segnale da ascoltare: cambiare posizione a letto o alla scrivania aiuta a evitare sollecitazioni ripetute. La situazione è diversa se il sintomo compare spesso, sveglia durante la notte, interessa sempre le stesse dita o non migliora nonostante una postura corretta. In presenza di perdita di forza o di un peggioramento progressivo è necessario un consulto medico.
La sindrome del tunnel carpale è la compressione nervosa più comune dell’arto superiore e rappresenta circa il 90% delle compressioni nervose della mano. Nel canale del carpo passano i tendini flessori delle dita e il nervo mediano. Movimenti ripetuti del polso in posizione non corretta, per esempio durante l’uso del mouse, possono aumentare la frizione dei tendini. Le guaine che li rivestono si irritano e si gonfiano, riducendo lo spazio disponibile e comprimendo il nervo. In una fase iniziale compaiono formicolii e dolore; con il tempo il nervo può danneggiarsi e perdere parte della sua funzione sensitiva e motoria.
Perché le donne sono più esposte
Le donne tra i 35 e i 70 anni risultano particolarmente esposte alla sindrome del tunnel carpale. Le strutture coinvolte nella compressione dei nervi hanno recettori per gli estrogeni e possono risentire delle variazioni ormonali. I sintomi possono quindi comparire più facilmente in presenza di irregolarità del ciclo, ovaio policistico, gravidanza e menopausa. Anche l’ipotiroidismo può favorire l’edema dei tessuti e contribuire al processo infiammatorio. In questi casi può essere utile una valutazione ginecologica o endocrinologica, oltre a quella dello specialista della mano.
Un indizio da non trascurare riguarda i polpastrelli, che possono diventare secchi e presentare fessure o piccole ragadi pigmentate per effetto dell’ipoidrosi associata alla sindrome. La valutazione clinica può essere completata con esami specifici, tra cui il test di Tinel, che consiste nella percussione di alcuni punti del polso per verificare l’eventuale comparsa di parestesie. Se necessario, l’elettromiografia aiuta a valutare lo stato del nervo e a orientare il trattamento.
Non sempre è necessario ricorrere all’intervento. Il terapista della mano può realizzare tutori notturni per ridurre il carico sull’apparato flessore e insegnare esercizi di stretching mirati. Questo approccio conservativo può evitare la chirurgia nei casi indicati. Quando il nervo è gravemente danneggiato, invece, può essere presa in considerazione la tecnica endoscopica: attraverso un’incisione di circa 5 millimetri, in anestesia locale, il canale viene liberato. La diagnosi precoce resta importante per evitare che il danno diventi irreversibile.