Indicazioni cliniche

Gastroscopia dopo i 50: quando serve davvero

Età, campanelli d’allarme e disturbi persistenti orientano il percorso, ma alcuni sintomi richiedono un consulto tempestivo.

Gastroscopia dopo i 50: quando serve davvero

Il compimento dei 50 anni non rende automaticamente necessaria una gastroscopia. Le raccomandazioni internazionali considerano soprattutto la presenza di sintomi, la loro durata e alcuni fattori di rischio. Le soglie anagrafiche non sono identiche: in caso di dispepsia non complicata, alcune indicazioni prendono in considerazione l’endoscopia dai 60 anni, altre dai 55 anni se associata a elementi come un calo di peso inspiegato.

L’età, quindi, è un orientamento e non un confine biologico valido per tutti. A fare la differenza sono soprattutto i segnali d’allarme: difficoltà o dolore durante la deglutizione, dimagrimento involontario, sangue nel vomito o nelle feci, vomito persistente e anemia da carenza di ferro senza una causa evidente. In questi casi è necessaria una valutazione medica tempestiva, che può portare all’endoscopia per escludere tumori, ulcere o restringimenti del canale digestivo.

Quando i sintomi richiedono un approfondimento

La disfagia, cioè la difficoltà a far scendere il cibo, merita accertamenti a qualunque età. Anche la combinazione tra reflusso o dispepsia di lunga durata e perdita di peso non voluta richiede particolare attenzione: dopo i 55 anni può giustificare un percorso diagnostico rapido. Un altro elemento da non trascurare è la persistenza dei disturbi. Se bruciore e digestione difficile non migliorano con una terapia adeguata o ricompaiono subito dopo la sua sospensione, è indicata una rivalutazione.

Per il reflusso tipico, la pratica clinica prevede generalmente un trattamento di circa otto settimane con un farmaco che riduce l’acidità. Se non si osserva alcun miglioramento, occorre capire la causa del problema invece di proseguire indefinitamente con lo stesso approccio.

Il percorso deciso dal medico

In assenza di segnali d’allarme, la gastroscopia non è necessariamente il primo passaggio. Le persone con meno di 60 anni e sintomi digestivi nuovi, ma privi di elementi preoccupanti, possono essere indirizzate a un test non invasivo per Helicobacter pylori, seguito dal trattamento dell’infezione se presente. La scelta cambia in presenza di sanguinamento, carenza di ferro, uso regolare di antinfiammatori o familiarità per tumore gastrico, condizioni che possono rendere preferibile l’endoscopia diretta.

Durante la visita viene inoltre riesaminata la terapia assunta. Antinfiammatori, alcuni farmaci per le ossa, cortisonici e altri principi attivi possono causare o aggravare bruciore e difficoltà digestive. Non bisogna però sospendere autonomamente i medicinali, inclusa l’aspirina a basse dosi: la decisione spetta al medico prescrittore, dopo una valutazione dei benefici e dei rischi.

Un discorso distinto riguarda lo screening per l’esofago di Barrett, possibile complicanza del reflusso cronico. Non è rivolto a chi presenta bruciore occasionale, ma viene discusso quando al reflusso prolungato si sommano più fattori di rischio, tra cui sesso maschile, fumo, obesità o una stretta familiarità. Le prove a sostegno sono ancora deboli e non è dimostrato che questo controllo riduca la mortalità.

Infine, bisogna distinguere il bruciore digestivo dal dolore toracico di origine incerta. Reflusso, angina e infarto possono provocare sintomi simili. Se il dolore è associato a costrizione, fiato corto, sudorazione, nausea o irradiazione a braccio, schiena, collo o mandibola, la valutazione deve essere immediata. Nelle donne i sintomi possono essere meno tipici: per questo è importante non affidarsi soltanto al rapporto con i pasti o alla risposta a un antiacido.