Dimenticare dove si sono lasciate le chiavi o il motivo per cui si è entrati in una stanza può capitare a qualsiasi età. Dopo i 60 anni, però, episodi simili possono diventare più frequenti e spingere a cercare una causa correggibile. Tra le ipotesi più considerate c’è la carenza di vitamina B12, che può provocare difficoltà di concentrazione e problemi di memoria a breve termine. Un singolo vuoto di memoria, tuttavia, non permette di stabilirne l’origine: lo stesso quadro può dipendere da molte altre condizioni, dal delirium alla demenza.
La carenza di B12 non è sempre riconoscibile dagli esami di routine. L’assenza di anemia o di globuli rossi più grandi del normale, infatti, non esclude una carenza. I disturbi neurologici e cognitivi possono comparire anche con un emocromo normale. La probabilità aumenta con l’età: secondo le stime britanniche, riguarda circa il 5% delle persone tra 65 e 74 anni e può superare il 10% dopo i 75 anni. Sono dati che invitano alla valutazione clinica, ma non giustificano un test automatico per ogni dimenticanza.
Quando il sospetto è più fondato
Il sospetto diventa più concreto se ai disturbi cognitivi si associano fattori di rischio specifici. Tra questi ci sono una dieta povera di alimenti di origine animale, la gastrite atrofica, altre malattie autoimmuni, la celiachia e gli interventi chirurgici allo stomaco o all’intestino. Anche l’uso prolungato di metformina o di farmaci contro il reflusso, come gli inibitori di pompa protonica e gli antagonisti H2, può compromettere l’assorbimento della vitamina.
In presenza di questi elementi, il medico può richiedere la misurazione della B12 totale o della B12 attiva nel sangue. Se il risultato è intermedio, l’acido metilmalonico può contribuire a chiarire il quadro. È preferibile effettuare i prelievi prima di iniziare autonomamente un integratore, perché l’assunzione preventiva può modificare i valori e rendere più difficile interpretare gli esami. I sintomi neurologici importanti, invece, non devono essere lasciati in attesa di un referto.
Gli integratori non proteggono la memoria in assenza di carenza
Nelle persone senza una carenza manifesta, l’assunzione di vitamina B12 non ha dimostrato un miglioramento cognitivo affidabile. Una revisione su oltre 6.000 partecipanti non ha rilevato benefici nei principali ambiti cognitivi valutati. Anche le analisi sulle vitamine del gruppo B nel loro insieme hanno stimato un effetto medio molto ridotto, insufficiente per attribuire un beneficio specifico alla B12 o per sostenere un uso indiscriminato degli integratori.
Diverso è il caso di una carenza confermata: il trattamento sostitutivo può migliorare i sintomi nell’arco di settimane o mesi, anche se i tempi variano e il recupero non è sempre completo. È consigliabile rivolgersi al medico quando i disturbi interferiscono con le attività quotidiane, compaiono domande ripetute o disorientamento, oppure sono i familiari a notarli per primi. Vanno segnalati anche formicolii, difficoltà nel cammino, cadute e disturbi della vista. Una confusione insorta improvvisamente, nell’arco di poche ore, richiede invece assistenza medica immediata e non un tentativo autonomo con un integratore.