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Le fake news sulla salute diventano armi della guerra ibrida

Sacilotto descrive il caso armeno e il lavoro delle organizzazioni contro narrazioni vaccinali e biologiche diffuse oltre confine.

Le fake news sulla salute diventano armi della guerra ibrida

Le notizie false sulla salute possono diventare strumenti di guerra ibrida, capaci di attraversare Paesi e lingue diverse mantenendo intatta la propria struttura. È il caso della narrativa sui laboratori segreti finanziati dagli Stati Uniti, accusati di condurre esperimenti biologici rischiosi: nata in Ucraina, riproposta in Georgia e arrivata più di recente in Armenia.

A descrivere il meccanismo è Sophie Sacilotto, ricercatrice e data analyst di Debunk.org, incontrata a Madrid durante l’assemblea plenaria del Club di Venezia dedicata alla disinformazione. L’organizzazione, con sede a Vilnius, in Lituania, combina sistemi di intelligenza artificiale e verifiche umane. I suoi algoritmi analizzano ogni giorno migliaia di articoli alla ricerca di oltre 600 narrative già note, mentre una rete di circa 5.000 volontari controlla i contenuti sospetti.

«Ci concentriamo soprattutto sulle persone, facciamo lavoro di open source intelligence e se un’informazione è accessibile e riconducibile a interferenza straniera, la contrastiamo», spiega Sacilotto. L’organizzazione non interviene direttamente nel settore sanitario, che richiede competenze specifiche, ma monitora le campagne che sfruttano la salute per influenzare l’opinione pubblica. Tra i bersagli ci sono soprattutto le narrative di origine russa che alimentano l’esitazione vaccinale e quelle sui presunti laboratori biologici.

La campagna sui laboratori armeni

Secondo le analisi del Digital Forensic Research Lab dell’Atlantic Council, nel 2025 una campagna ha diffuso in almeno sette lingue il racconto di biolaboratori americani impegnati in esperimenti militari segreti e potenzialmente dannosi per i civili. La prima ondata, tra febbraio e marzo, si basava su presunti documenti riservati. A maggio, la narrazione ha coinvolto anche le aziende farmaceutiche occidentali, accusate di testare farmaci su persone vulnerabili per creare «super soldati» della NATO.

Complessivamente, la campagna avrebbe raggiunto oltre 14 milioni di persone. La matrice, osserva Sacilotto, è la stessa della bufala esplosa nel 2022 dopo l’invasione dell’Ucraina, quando strutture di cooperazione per la biosicurezza e la sanità pubblica furono presentate come laboratori militari. Nel caso armeno, i contenuti sono stati segnalati alle organizzazioni locali e alle piattaforme. Debunk.org è inoltre tra i trusted flagger riconosciuti dall’Unione europea, con la possibilità di indicare i contenuti ingannevoli o inautentici e chiederne la rimozione.

Il monitoraggio prima delle elezioni

Lo stesso approccio viene applicato alle operazioni di manipolazione informativa legate al voto. Sacilotto è lead analyst del progetto FIMI Defenders for Election Integrity, coordinato da Debunk.org e composto da dieci organizzazioni. Il programma monitora le campagne ostili condotte da attori statali esterni prima e durante le elezioni, lavorando con le comunità locali sul fact-checking e sulla verifica delle fonti.

Quando un’organizzazione individua un’operazione sospetta, il supporto riguarda anche le procedure per segnalarla, analizzarla e coinvolgere le autorità competenti. Tra gli strumenti ci sono formazione, monitoraggio dei social media, ricerca manuale e scraping, cioè l’estrazione di dati da fonti digitali attraverso il codice. Per contrastare le campagne si ricorre poi all’esposizione pubblica, attraverso report e informazione, e al deplatforming quando i contenuti violano le regole delle piattaforme.

La vicenda armena mostra così come la sfiducia nei vaccini, nei farmaci e nelle istituzioni sanitarie possa essere inserita in operazioni più ampie, con obiettivi geopolitici ed elettorali. Riconoscere il ripetersi delle stesse narrative in Paesi diversi, conclude Sacilotto, è il primo passo per difendersi.