Pomodori, zucchine e altri prodotti dell’orto possono entrare in un’alimentazione favorevole al controllo della pressione, ma nessun ortaggio estivo è in grado di agire da solo contro l’ipertensione. Le indicazioni disponibili riguardano piuttosto modelli alimentari complessivi, come la dieta DASH, che combina verdura, frutta, cereali integrali e latticini a basso contenuto di grassi.
Una revisione di 30 studi randomizzati, condotti su oltre 5.500 persone, ha rilevato per questo tipo di alimentazione una riduzione media di circa 3,2 mmHg della pressione sistolica e di 2,5 mmHg della diastolica rispetto alle diete di controllo. Si tratta di risultati concreti ma modesti, influenzati dalla quantità di sodio consumata, dai valori di partenza e dalla durata delle abitudini alimentari. Il beneficio, quindi, non dipende da un singolo ingrediente, ma dall’insieme dei pasti.
Potassio e sodio sono le leve principali
Nel modello DASH, un apporto adeguato di potassio può essere utile soprattutto alle persone che hanno già la pressione alta e consumano molto sodio. Le indicazioni internazionali considerano quantità comprese tra 3.500 e 5.000 milligrammi al giorno, da raggiungere variando gli alimenti e non puntando esclusivamente sulle verdure.
Altrettanto importante è ridurre il sodio. Un’insalata con sottaceti, salse pronte o formaggi molto salati può infatti rimanere ricca di sale anche se contiene verdura fresca. Pomodoro e licopene hanno mostrato risultati interessanti in studi con preparazioni e dosaggi diversi, ma un alimento fresco non equivale agli estratti analizzati in laboratorio. Anche per spinaci, barbabietola e sedano le prove non sono sufficienti per parlare di un effetto antipertensivo certo.
Serve prudenza in presenza di malattia renale o durante terapie con ACE-inibitori, sartani e diuretici risparmiatori di potassio. In questi casi, aumentare molto l’apporto del minerale o usare integratori e sali arricchiti senza parere medico può essere rischioso. Non è necessario eliminare le verdure comuni, ma evitare iniziative autonome.
Il caldo non è una cura
Durante l’estate la pressione rilevata di giorno tende a essere più bassa rispetto all’inverno, con differenze medie stimate tra 3 e 6 mmHg sulla sistolica. L’andamento non è però uguale per tutti: i valori notturni possono seguire una dinamica diversa e risultare leggermente più elevati. Il caldo, quindi, non può essere considerato un trattamento dell’ipertensione.
Chi assume farmaci antipertensivi dovrebbe controllare più spesso la pressione nei mesi caldi e riferire al medico capogiri, stanchezza insolita o svenimenti. Temperature elevate, sudorazione e alcuni medicinali, in particolare i diuretici, possono aumentare il rischio di pressione troppo bassa, squilibri dei sali minerali, cadute e affaticamento dei reni. Le persone anziane e chi ha problemi cardiovascolari o renali sono più esposti.
La terapia prescritta non va ridotta o sospesa autonomamente: eventuali modifiche spettano al medico e devono basarsi su misurazioni ripetute. Inserire pomodori, zucchine, melanzane, peperoni e cetrioli nei pasti resta una scelta coerente con un’alimentazione ricca di verdura e povera di sodio, ma il risultato dipende dal piatto nel suo complesso, non da un alimento miracoloso.