La salute dello scheletro non dipende soltanto da calcio, vitamina D e farmaci. Anche il modo in cui le cellule ossee percepiscono movimenti e carichi può influenzare il mantenimento del tessuto. Una ricerca preclinica ha analizzato il ruolo di GPR133, o ADGRD1, un recettore presente nelle cellule ossee che sembra aiutare l’organismo a trasformare gli stimoli meccanici in segnali utili alla formazione dell’osso.
Il recettore è stato studiato in diversi modelli murini. In alcuni topi era assente del tutto, mentre in altri mancava soltanto nelle cellule destinate a diventare osteoblasti, cioè le cellule che costruiscono nuovo tessuto osseo. I ricercatori hanno quindi valutato struttura, densità e resistenza delle ossa, oltre ai segnali biologici collegati alla formazione e al riassorbimento dello scheletro.
Le osservazioni sui topi
Negli animali privi del recettore, le ossa erano più sottili e meno resistenti. Sono state osservate una riduzione dello spessore della parte corticale, alterazioni dell’osso trabecolare e una minore robustezza nei test meccanici. I marcatori biologici indicavano inoltre meno produzione di osso nuovo e un aumento del riassorbimento.
Il difetto sembrava dipendere soprattutto dal funzionamento degli osteoblasti, che maturavano con maggiore difficoltà. Lo squilibrio favoriva indirettamente anche l’attività degli osteoclasti, le cellule responsabili della demolizione del tessuto osseo. In assenza di segnali adeguati, quindi, l’osso veniva costruito meno efficacemente e tendeva a essere consumato di più.
La ricerca ha poi esaminato una molecola sperimentale in grado di attivare il recettore. Nei topi trattati, la formazione ossea aumentava e miglioravano alcuni parametri strutturali e meccanici. In un modello che riproduce la perdita di massa ossea dopo la menopausa, il trattamento ha attenuato in modo significativo il danno osservato.
Un possibile bersaglio, non una cura già disponibile
Il risultato suggerisce che la massa ossea dipende anche da segnali cellulari capaci di collegare movimento, carico meccanico e rimodellamento dello scheletro. È un elemento coerente con l’importanza dell’attività fisica e degli stimoli muscolari nel corso della vita, ma non modifica le indicazioni di prevenzione già note: movimento regolare, esercizi contro resistenza quando appropriati, alimentazione adeguata e attenzione ai fattori di rischio.
Il limite principale è che si tratta di una ricerca preclinica, condotta soprattutto su topi e cellule in laboratorio. Non è ancora possibile stabilire se lo stesso meccanismo abbia un peso analogo nelle persone o se l’attivazione di GPR133 sia sicura ed efficace nella pratica clinica. Lo studio non dimostra dunque l’esistenza di una nuova terapia per l’osteoporosi, ma indica un possibile bersaglio da approfondire.
Il lavoro è stato pubblicato su Signal Transduction and Targeted Therapy con il titolo The mechanosensitive adhesion G protein-coupled receptor 133 (GPR133/ADGRD1) enhances bone formation. Il DOI dello studio è 10.1038/s41392-025-02291-y.