Oncologia

Metastasi, perché fegato e cervello sono spesso coinvolti

Vie circolatorie e microambienti spiegano la diversa vulnerabilità degli organi

Metastasi, perché fegato e cervello sono spesso coinvolti

Fegato e cervello sono organi molto diversi, ma vengono spesso citati insieme quando si parla di metastasi. La loro frequente presenza tra le sedi secondarie dei tumori non dipende da una generica debolezza. Il fegato è raggiunto con relativa facilità per la sua posizione nella circolazione addominale, mentre il cervello è protetto da una barriera selettiva che solo alcune cellule tumorali riescono ad attraversare.

La diffusione a distanza segue il principio del seme e del terreno. Il cosiddetto tropismo metastatico dipende dall’incontro tra le vie circolatorie percorse dalle cellule, le caratteristiche del tumore e la compatibilità con il microambiente dell’organo raggiunto. Arrivare in un tessuto, però, non significa necessariamente riuscire a colonizzarlo: molte cellule disseminate non sopravvivono, non si moltiplicano oppure restano dormienti.

Perché il fegato è più accessibile

Il fegato riceve sangue da due fonti: l’arteria epatica e la vena porta, che raccoglie il flusso proveniente da intestino e stomaco. Questo drenaggio portale porta direttamente al fegato le cellule provenienti soprattutto dai tumori gastrointestinali, in particolare dal carcinoma colorettale, prima che possano raggiungere altri distretti dell’organismo.

Anche la struttura dei suoi vasi favorisce l’arresto e il passaggio delle cellule tumorali. I capillari epatici, chiamati sinusoidi, hanno un flusso relativamente lento e un endotelio fenestrato, privo della normale membrana basale. A questa componente anatomica si aggiunge un microambiente formato da cellule di Kupffer, cellule stellate, epatociti e cellule endoteliali. Queste popolazioni possono contrastare la crescita delle cellule arrivate oppure, in determinati contesti, sostenerne la sopravvivenza.

La fisiologica tendenza del fegato a tollerare antigeni provenienti dall’intestino non equivale all’assenza di sorveglianza immunitaria. Tuttavia, questa caratteristica può offrire a specifici tumori condizioni favorevoli alla colonizzazione. Le metastasi epatiche restano così il risultato di una selezione, non di un semplice passaggio obbligato attraverso il circolo sanguigno.

Il cervello e la barriera selettiva

Nel cervello la situazione è diversa. La barriera emato-encefalica è costituita da cellule endoteliali strettamente unite e da una rete di supporto che limita l’ingresso di molte molecole e cellule estranee. Una cellula tumorale deve prima fermarsi nei piccoli vasi cerebrali, poi superare la barriera e infine adattarsi a un ambiente metabolico e immunologico particolare.

Le metastasi cerebrali si sviluppano soprattutto per via ematica e si localizzano spesso nella zona di confine tra sostanza grigia e sostanza bianca. Qui la progressiva ramificazione dei vasi e la riduzione del loro diametro possono favorire l’arresto degli emboli tumorali. A questi fattori meccanici si aggiungono l’adesione cellulare e segnali molecolari specifici.

Le cellule che superano questa selezione tendono a insediarsi inizialmente nella nicchia perivascolare, lo spazio intorno ai vasi dove possono trovare ossigeno e sfruttare strutture già presenti per crescere. Astrociti e microglia possono ostacolare o sostenere lo sviluppo della lesione, a seconda della fase e del contesto.

Non tutti i tumori mostrano la stessa preferenza. Polmone, mammella e melanoma sono tra le principali origini delle metastasi cerebrali documentate. Quelle epatiche sono invece particolarmente associate ai tumori gastrointestinali, ma possono comparire anche in caso di carcinoma della mammella, tumore del polmone e melanoma.

La probabilità di raggiungere un determinato organo dipende infine anche dal sottotipo molecolare. L’organotropismo non è quindi una proprietà fissa del fegato o del cervello, ma il risultato variabile dell’interazione tra un tumore specifico e le condizioni offerte dal tessuto.