In audizione davanti alle Commissioni Bilancio e Ambiente della Camera, Salutequità ha espresso forti perplessità sul disegno di legge di conversione del Decreto Legge 144/2026, definendolo un passo indietro rispetto al provvedimento originario. Al centro delle contestazioni c’è la trasformazione dell’Organismo di verifica sulle liste d’attesa, che secondo l’associazione perderebbe la funzione di strumento straordinario per diventare un contenitore di competenze diverse.
Salutequità critica inoltre l’abrogazione dei poteri di accesso, controllo e ispezione e la frammentazione delle attività di contrasto. Tra i nodi segnalati figurano anche l’assenza di un regime transitorio e la riassegnazione dei poteri sostitutivi, con conseguenze sull’assetto organizzativo del Ministero della Salute. L’associazione contesta in particolare la scelta di ricondurre la gestione delle liste d’attesa alla Direzione Generale della Programmazione sanitaria, riportandola nell’ambito dell’ordinaria amministrazione.
Le criticità segnalate dall’associazione
Secondo Salutequità, i dati disponibili mostrano che la situazione resta grave e che la risposta straordinaria prevista dalla Legge 107/2024 non ha ancora prodotto tutti gli effetti attesi. Restano da chiarire anche le modalità di gestione delle inadempienze regionali: il potere sostitutivo verrebbe attribuito al ministro, mentre il flusso informativo risulterebbe più complesso.
L’associazione evidenzia poi l’assenza di dati e valutazioni d’impatto sulle modifiche previste, oltre al rischio di uno svuotamento di Dipartimenti e Direzioni Generali. Un sistema efficace, sostiene Salutequità, dovrebbe basarsi su informazioni omogenee e tempestive, responsabilità riconoscibili e strumenti in grado di verificare il funzionamento concreto dei percorsi assistenziali, non soltanto i tempi dichiarati.
La sola raccolta dei dati, infatti, non consente di individuare le cause dei ritardi. Per intervenire servono elementi utili a distinguere tra carenza di personale, capacità produttiva insufficiente, richieste inappropriate, problemi nelle prenotazioni e mancato coordinamento tra strutture. La frammentazione delle competenze può rendere più difficile attribuire le responsabilità, mentre una struttura centralizzata rischia di essere poco incisiva se non dispone di poteri definiti e di un rapporto operativo con le amministrazioni regionali.
Accesso alle cure e continuità istituzionale
Le liste d’attesa incidono sull’accessibilità effettiva delle cure e sull’equità del servizio sanitario. Quando una prestazione viene erogata troppo tardi, può perdere parte della propria utilità clinica, soprattutto nei percorsi in cui diagnosi, controlli e trattamenti devono rispettare priorità legate alle condizioni del paziente.
Ridurre i tempi non significa soltanto aumentare il numero delle prestazioni. Occorre assicurare l’appropriatezza delle richieste, applicare in modo uniforme le priorità cliniche e indirizzare ogni paziente verso il livello assistenziale più adeguato. Attese prolungate possono infatti penalizzare soprattutto le persone fragili, con patologie croniche o difficoltà di accesso ai servizi, favorendo chi dispone di maggiori risorse economiche o di una migliore capacità di orientarsi nel sistema.
Il presidente di Salutequità, Tonino Aceti, ha chiesto a Parlamento e Governo di rivedere il provvedimento, mantenendo l’attenzione dell’Organismo di verifica sul contrasto alle liste d’attesa e rendendolo finalmente operativo. Aceti ha ricordato che sono trascorsi due anni dall’approvazione della legge e dall’istituzione dell’organismo, senza che questo abbia ancora compiuto passi concreti. Sulla riorganizzazione del Ministero della Salute, ha aggiunto che, se necessaria, dovrebbe essere preceduta da una riflessione più ampia e partecipata.
Ogni riorganizzazione può chiarire competenze e procedure, ma comporta il rischio di interrompere attività, flussi informativi e responsabilità già avviati. Per questo, secondo l’impostazione riportata nel testo, sono essenziali un regime transitorio definito, la continuità del monitoraggio e una valutazione degli effetti delle modifiche. Il criterio decisivo resta la capacità di trasformare dati, verifiche e poteri d’intervento in tempi di cura appropriati, trasparenti e comparabili sul territorio.