Un nuovo studio europeo valuterà una strategia di immunoterapia combinata contro il glioma pontino intrinseco diffuso, una forma aggressiva di tumore cerebrale che colpisce l’età pediatrica. Il progetto è coordinato dall’Institut de Recerca Sant Joan de Déu Barcelona e coinvolge anche l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù Irccs di Roma, insieme al Princess Máxima Center nei Paesi Bassi.
Il Dipg, oggi ricondotto più precisamente ai gliomi diffusi della linea mediana, è il più frequente tumore pediatrico del tronco encefalico. In Europa interessa circa 300 bambini ogni anno ed è associato a una mortalità elevata. La malattia si sviluppa nel ponte, una zona attraversata da circuiti che regolano funzioni essenziali come movimento, respirazione e deglutizione. La crescita infiltrante, a contatto con il tessuto nervoso sano, rende impossibile una rimozione chirurgica radicale.
I sintomi dipendono dalle strutture coinvolte e possono includere disturbi dei movimenti oculari, debolezza, problemi di equilibrio, difficoltà nel parlare o nella deglutizione. L’evoluzione può essere rapida, anche se il quadro clinico e la risposta ai trattamenti non sono uguali per tutti i pazienti. Attualmente le possibilità terapeutiche per questa neoplasia restano limitate.
Una strategia ancora sperimentale
L’immunoterapia punta ad aiutare il sistema immunitario a riconoscere e attaccare le cellule tumorali. Nei tumori cerebrali, però, questo obiettivo è particolarmente complesso: il microambiente della neoplasia può ostacolare l’attività delle cellule immunitarie e il margine di sicurezza è ristretto dalla necessità di proteggere il tessuto nervoso.
La combinazione di più interventi mira ad affrontare contemporaneamente questi ostacoli, migliorando il riconoscimento del tumore e sostenendo la risposta immunitaria. Il consorzio Epica-Dipg coinvolgerà pazienti seguiti presso il Pediatric Cancer Center Barcelona del Sant Joan de Déu Barcelona Children’s Hospital, il Bambino Gesù e il Princess Máxima Center. Il trattamento resta tuttavia sperimentale: la plausibilità biologica non dimostra da sola un beneficio clinico. Lo studio dovrà quindi valutare anche gli effetti indesiderati, comprese eventuali reazioni infiammatorie in una sede anatomica poco tollerante all’aumento di volume.
Monitoraggio e ruolo delle famiglie
Tra gli obiettivi del progetto c’è lo sviluppo di strumenti minimamente invasivi per seguire nel tempo i segnali biologici del tumore e l’attivazione del sistema immunitario. Le immagini radiologiche continueranno a essere fondamentali, ma durante un’immunoterapia i cambiamenti osservati possono dipendere sia dall’andamento della malattia sia da fenomeni infiammatori provocati dal trattamento. I nuovi indicatori dovranno perciò dimostrare affidabilità e utilità prima di entrare nella pratica ordinaria.
Al consorzio partecipano anche organizzazioni di pazienti, chiamate a contribuire alla stesura, alla revisione e alla valutazione del protocollo clinico e dei materiali informativi. Per Alessandro Cannolicchio, presidente della Fondazione Il Coraggio dei Bambini, l’esperienza delle famiglie può aiutare a comprendere meglio dubbi e preoccupazioni, oltre a rendere più trasparente la comunicazione dell’incertezza.
Negli studi pediatrici su malattie rare e aggressive, il coinvolgimento dei genitori non sostituisce la valutazione scientifica, ma può migliorarne gli aspetti pratici ed etici. Informazioni comprensibili devono chiarire obiettivi, procedure, possibili rischi e differenze tra una terapia sperimentale e un trattamento di efficacia consolidata. La proporzione tra rischi e benefici attesi e l’attenzione alla qualità di vita restano elementi centrali della ricerca clinica.