Il recente cluster di infezioni da Hantavirus a bordo della nave da crociera MV Hondius ha riportato l’attenzione su un virus raro ma potenzialmente letale. Sebbene siano stati registrati casi sospetti e decessi, le autorità sanitarie rassicurano che il rischio per la popolazione generale rimane basso, con la maggior parte dei contagi avvenuti prima dell’imbarco.
La trasmissione e i sintomi dell’Hantavirus
Secondo il Dottor Nicola Petrosillo, Responsabile del Servizio Controllo delle Infezioni del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico, la trasmissione da uomo a uomo dell’Hantavirus è molto rara. L’incubazione varia da 7 giorni a 4-5 settimane e la sintomatologia dipende dal ceppo virale. I ceppi sudamericani possono causare crisi respiratorie gravi, mentre quelli europei colpiscono i reni portando a insufficienza renale grave. Tuttavia, Petrosillo sottolinea che non c’è motivo di preoccupazione in Italia.
Origine e contagio da roditori
L’Hantavirus è una zoonosi, ovvero un’infezione che si trasmette dagli animali all’uomo, principalmente attraverso il contatto con urine, saliva o feci di roditori. Gianni Rezza, Professore di Igiene e Sanità ed ex direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute, spiega che il virus può essere contratto anche semplicemente entrando in un ambiente contaminato da roditori, come una casa disabitata, dove il virus può essere aerosolizzato per via inalatoria.
Il caso della MV Hondius e la morte di Betsy Arakawa
Il caso della MV Hondius è considerato raro, essendo un contagio avvenuto lontano dalla località endemica. Rezza ipotizza che in un ambiente affollato come una nave da crociera, possa essersi verificato un episodio di “super spreading” attraverso un contatto stretto. Non è il primo episodio recente che porta l’Hantavirus alla ribalta: già nel 2025, la morte di Betsy Arakawa, moglie dell’attore Gene Hackman, era stata collegata a un’infezione contratta nella loro proprietà infestata da roditori.
Trattamento e prevenzione
Attualmente non esiste una terapia antivirale specifica per l’Hantavirus. Il trattamento è di supporto, concentrandosi sul controllo delle complicanze. La prevenzione è cruciale e si basa sul controllo dei roditori e sulla gestione sicura degli ambienti potenzialmente contaminati. La sorveglianza attiva è fondamentale: in caso di sintomi, è importante consultare un medico e autoisolarsi.
Nessun rischio di pandemia globale
La comunità scientifica concorda sul fatto che, sebbene l’Hantavirus sia una minaccia seria a livello individuale, non rappresenta un rischio epidemico globale a causa della sua limitata trasmissione tra esseri umani. Il clamore mediatico, seppur comprensibile, va contestualizzato: l’Hantavirus rimane una malattia rara, legata a condizioni specifiche. I casi della nave e della famiglia Hackman evidenziano come le zoonosi possano emergere anche in contesti insospettabili, richiedendo una vigilanza costante in un’epoca di continua evoluzione del rapporto tra uomo, ambiente e fauna selvatica.