Salute estiva

Zanzare in aumento: il clima favorisce specie e virus

Inverni miti e stagioni prolungate ne allungano l’attività: ecco come ridurre i focolai domestici.

Zanzare in aumento: il clima favorisce specie e virus

La presenza delle zanzare è variabile di anno in anno, ma nell’ultimo periodo risulta superiore alla media storica. A confermarlo sono i dati del sistema di sorveglianza attivo da 15 anni in Emilia-Romagna, che combina modelli matematici e ovitrappole, piccoli contenitori utilizzati per monitorare la riproduzione degli insetti.

Secondo Sara Epis, docente di Parassitologia e malattie parassitarie all’Università degli Studi di Milano e componente del direttivo della Società italiana di parassitologia, il cambiamento climatico anticipa la comparsa delle zanzare e può modificarne il ciclo biologico. Temperature elevate, inverni miti e con poca neve, estati più lunghe e acquazzoni favoriscono la sopravvivenza degli adulti, accelerano lo sviluppo delle larve e possono aumentare il numero di generazioni annuali.

Specie più resistenti e rischio West Nile

Le nuove condizioni climatiche hanno favorito anche la diffusione di specie invasive più resistenti. Questi insetti tollerano meglio il freddo e riescono a colonizzare aree più fresche, dalle colline alle zone ai piedi delle montagne. La capacità di superare l’inverno consente inoltre di rilevarli in periodi dell’anno in cui, in passato, la loro presenza non era attesa.

Tra i rischi c’è una maggiore circolazione di alcuni virus. Dengue e Chikungunya restano casi sporadici, mentre il West Nile rappresenta un rischio concreto anche in Italia. L’Istituto Superiore di Sanità ha registrato 773 infezioni e 72 decessi lo scorso anno. Nella maggior parte dei casi l’infezione è asintomatica o provoca sintomi lievi, ma nelle persone anziane o più fragili può causare forme neurologiche gravi.

La prevenzione parte dai ristagni d’acqua

In Italia il contrasto su larga scala è ancora in fase di sperimentazione e di applicazione pilota, soprattutto per la zanzara tigre. L’obiettivo è un controllo integrato dei vettori, con larvicidi impiegati nei punti e nei momenti opportuni, dati entomologici, mappe di rischio e strumenti come le trappole intelligenti.

Tra le tecniche allo studio ci sono il rilascio di maschi sterili, che non pungono e non producono prole vitale, e l’impiego dei batteri Wolbachia, naturalmente presenti in molti insetti e capaci di ridurre la trasmissione dei virus da parte delle zanzare. In Italia sono stati realizzati alcuni progetti in Emilia-Romagna e sull’isola di Procida.

Per i cittadini, però, la misura più importante resta intervenire nei luoghi in cui gli insetti si riproducono. Sottovasi, secchi, annaffiatoi, bidoni e ciotole lasciati all’aperto possono diventare focolai. Spray e diffusori agiscono sugli adulti, ma non eliminano il problema alla radice: occorre rimuovere i ristagni d’acqua e, dove non è possibile, utilizzare prodotti larvicidi specifici.