Nutrizione

Cinque piatti di montagna da gustare in equilibrio

Polenta, pizzoccheri, zuppe e canederli valorizzano cereali, legumi e ortaggi, con alcuni accorgimenti per un pasto completo

Cinque piatti di montagna da gustare in equilibrio

La cucina di quota valorizza ingredienti locali, stagionalità e ricette nate per sostenere chi affrontava giornate di lavoro e attività fisica in ambienti impegnativi. Anche durante una vacanza, specialità spesso ricche come polenta, pizzoccheri, canederli e zuppe possono rientrare in un’alimentazione equilibrata, se abbinate con attenzione e consumate senza eccessi. «In montagna il vero lusso è mangiare secondo stagione: ogni piatto racconta il territorio e, se dosato con equilibrio, sostiene il corpo nelle giornate attive senza appesantirlo», spiega la dietista Chiara Riva.

La polenta, preparata con farina di mais e acqua, fornisce carboidrati complessi, utili a garantire energia in modo graduale. È naturalmente priva di glutine e può contribuire a variare le fonti di carboidrati rispetto a pane e pasta. Le versioni integrale e taragna, quest’ultima a base anche di grano saraceno, apportano più fibra rispetto alla farina di mais raffinata. Per renderla un piatto completo, il consiglio è abbinarla a una fonte proteica, come legumi, formaggi freschi, carne magra o pesce di lago, e a verdure di stagione.

Originari della Valtellina, i pizzoccheri sono preparati con farina di grano saraceno e tradizionalmente conditi con verdure, formaggio e burro. Il grano saraceno apporta fibre e minerali, mentre verza e altri ortaggi arricchiscono la ricetta di vitamine e antiossidanti. È però importante ricordare che, sebbene il grano saraceno sia privo di glutine, le farine utilizzate per i pizzoccheri possono essere miscelate con frumento e quindi non sono sempre adatte alle persone celiache.

Cereali, legumi e verdure per un pasto completo

La zuppa d’orzo, diffusa soprattutto nelle aree alpine del Nord Italia, riunisce spesso cereali, legumi e ortaggi. L’orzo è ricco di fibre, che favoriscono sazietà e benessere intestinale, ma contiene glutine. Una preparazione per quattro persone può prevedere 240 grammi di orzo perlato, 240 grammi di borlotti già lessati, carote, sedano, cipolla, patata, brodo vegetale e aromi. Dopo aver fatto appassire il trito di verdure, si aggiungono patata e orzo, si versa il brodo e si cuoce per circa 35 minuti; i fagioli vanno uniti negli ultimi 10. Per una versione senza glutine si possono usare riso integrale o miglio.

I canederli in brodo, tipici del Trentino-Alto Adige, nascono dal recupero del pane raffermo. Pane, latte, uova, speck, formaggio ed erbe aromatiche formano un impasto da lasciare riposare, modellare in palline e cuocere nel brodo per circa 15 minuti. La cottura in brodo li rende generalmente meno ricchi di condimenti rispetto alle versioni asciutte. Per bilanciare il pasto è utile aggiungere un contorno di verdure, come insalata verde o cavolo cappuccio.

Tra le proposte più vegetali ci sono le zuppe di legumi, preparate con fagioli, lenticchie o ceci, patate, carote, porro, sedano e verza. Sono ricche di fibre e possono avere un basso indice glicemico. Per trasformarle in un piatto unico è consigliabile accompagnarle con un cereale, come orzo, farro o pane integrale. I legumi secchi e quelli già cotti possono essere utilizzati entrambi: in cottura assorbono acqua e, come regola pratica, 50 grammi di prodotto secco corrispondono a circa 150 grammi di legumi cotti.

La tradizione contadina e il valore dell’equilibrio

Secondo Riva, molti alimenti considerati “poveri” seguono una struttura nutrizionale completa: cereali, legumi e verdure di stagione. L’abbinamento tra cereali e legumi offre proteine di buona qualità, mentre gli ortaggi contribuiscono con fibre, vitamine e minerali. Si tratta di basi comuni anche alla dieta mediterranea, insieme a frutta, olio extravergine d’oliva e a un consumo contenuto di prodotti animali.

Le specialità di montagna sono spesso sostanziose, ma possono essere inserite in uno stile di vita attivo prestando attenzione alle porzioni, ai condimenti e agli abbinamenti. Assaggiarle significa anche conoscere la cultura dei territori e le tradizioni tramandate nelle vallate: la chiave resta la varietà, con ingredienti stagionali e un consumo moderato dei piatti più ricchi.