Diritti dei pazienti

Riforma del TSO: Diritto all’informazione e all’audizione

La riforma del TSO garantisce maggiori diritti e tutele per i pazienti.

Riforma del TSO: Diritto all’informazione e all’audizione

Il trattamento sanitario obbligatorio (TSO) in condizioni di degenza ospedaliera è regolato dagli articoli 33, 34 e 35 della legge n. 833 del 1978, una normativa che ha segnato un cambiamento significativo nel trattamento della salute mentale in Italia. Questa legge, anticipata dalla legge Basaglia (legge n. 180 del 1978), ha portato alla chiusura dei manicomi e ha spostato l’attenzione dalla difesa sociale alla cura della persona affetta da disabilità psichica.

La normativa sul TSO prevede garanzie sia procedimentali che processuali per il soggetto interessato. L’adozione del TSO deve essere considerata come extrema ratio, poiché comporta una privazione della libertà personale. Deve avvenire nel rispetto della proporzionalità rispetto alle necessità terapeutiche e alla dignità della persona. In particolare, il TSO può essere adottato solo in presenza di tre presupposti: a) l’esistenza di alterazioni psichiche che richiedono interventi terapeutici urgenti; b) la mancata accettazione di tali interventi da parte dell’infermo; c) l’assenza di condizioni per misure extraospedaliere tempestive e idonee.

Il provvedimento sindacale per il TSO può essere disposto solo su proposta motivata di un medico, convalidata da un secondo medico dell’unità sanitaria locale, di solito uno specialista in psichiatria. Il sindaco deve adottare il provvedimento entro 48 ore dalla convalida, motivando l’esistenza dei tre presupposti. Il provvedimento deve essere notificato al Giudice tutelare entro 48 ore dal ricovero, e il Giudice deve convalidare o meno il provvedimento entro le successive 48 ore.

In caso di mancata convalida, il sindaco deve disporre la cessazione del TSO. L’omissione delle comunicazioni previste dalla normativa comporta la cessazione di ogni effetto del provvedimento e può configurare il reato di omissione di atti d’ufficio. Il TSO può essere prorogato seguendo le stesse modalità di adozione, partendo dalla proposta motivata del medico.

La normativa prevede anche il diritto della persona sottoposta a TSO di comunicare con chi ritiene opportuno e il diritto di chiedere al sindaco la revoca o modifica del provvedimento. Inoltre, la persona può proporre ricorso avverso il provvedimento convalidato dal Giudice tutelare.

Tuttavia, nonostante le tutele previste, la normativa presenta delle mancanze criticate anche dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Le principali obiezioni riguardano la mancata previsione dell’audizione del paziente da parte del Giudice tutelare e la mancanza di informazione preventiva al paziente riguardo al provvedimento sindacale.

La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 76 del 30 maggio 2025, ha cercato di colmare queste lacune, dichiarando l’illegittimità costituzionale di alcune parti della normativa. In particolare, ha stabilito che il provvedimento del sindaco e la sua convalida devono essere notificati all’interessato o al suo legale rappresentante, e che deve essere garantita l’audizione dell’interessato.

Queste modifiche rappresentano un passo importante verso una maggiore tutela dei diritti delle persone sottoposte a TSO, garantendo loro un’informazione adeguata e la possibilità di essere ascoltati nel processo decisionale che li riguarda.