Un recente studio condotto dal Centro Ricerche della Fondazione Italiana per la Ricerca in Reumatologia (FIRA) di Pisa sta proiettando nuova luce sulla complessa relazione tra il microbiota vaginale e i dolori articolari nelle donne, in particolare nella spondiloartrite assiale. Questa ricerca, finanziata dalla 1° Borsa di Ricerca Carla Fracci, suggerisce che i microrganismi presenti nel tratto genitale femminile potrebbero influenzare significativamente le patologie infiammatorie.
Batteri intimi e infiammazione
I microrganismi che popolano il nostro corpo, non solo nell’intestino ma anche in altre aree come il tratto genitale, svolgono un ruolo cruciale nella regolazione del sistema immunitario. Una loro alterazione, nota come disbiosi, può portare a una reazione immunitaria eccessiva e una conseguente infiammazione che, anziché rimanere localizzata, può estendersi ad altri distretti dell’organismo, comprese le articolazioni.
Spondiloartrite assiale, una realtà sottovalutata
La spondiloartrite assiale è una malattia infiammatoria cronica che colpisce la colonna vertebrale e le articolazioni del bacino. Come spiegato dalla professoressa Roberta Ramonda, vicepresidente della Fondazione Italiana per la Ricerca in Reumatologia, questa patologia interessa circa mezzo milione di persone in Italia. Per anni considerata prevalentemente maschile, sta emergendo come una condizione significativa anche nelle donne, sebbene con manifestazioni spesso atipiche e meno facilmente riconducibili all’infiammazione, portando a diagnosi ritardate.
Il ruolo chiave del microbiota vaginale
Mentre l’attenzione si è focalizzata a lungo sul microbiota intestinale, il nuovo studio evidenzia come anche il microbiota vaginale abbia un ruolo attivo nell’equilibrio immunitario. Nelle donne affette da spondiloartrite, è stata riscontrata un’alterazione di questo equilibrio: una riduzione dei batteri protettivi, come i lattobacilli, e un aumento di microrganismi associati a stati infiammatori, come la Gardnerella. Questo squilibrio non sarebbe una mera conseguenza della malattia, ma potrebbe contribuire attivamente alla sua progressione, mantenendo il sistema immunitario in uno stato di “attivazione” costante.
Il sangue mestruale: uno strumento diagnostico innovativo
Un aspetto rivoluzionario della ricerca riguarda l’analisi del sangue mestruale come metodo non invasivo per osservare il sistema immunitario a livello uterino. Questa analisi ha rivelato un profondo rimodellamento del compartimento cervico-vaginale, con una riduzione di cellule fondamentali della difesa e un’alterazione di alcune popolazioni linfocitarie. Queste modificazioni suggeriscono non solo un’infiammazione cronica, ma anche una riorganizzazione funzionale della risposta immunitaria locale, inserendosi in un quadro complesso dove anche predisposizione genetica, familiarità e infezioni concorrono allo sviluppo della malattia.